BERLUSCONI, Mourinho, Gesù e la cultura della sconfitta
Mentre l’Abruzzo crolla, Messina affonda e l’Italia intera si dibatte nella crisi economica come una mosca intrappolata nella tela di un ragno famelico e sornione, che aspetta soltanto che quella povera cretina la pianti di dimenarsi e di strillare per rassegnarsi al suo comunque inevitabile destino (essere divorata, più piano o più rapidamente), fra minuti di silenzio da stadio, disgustosi “dibattiti” televisivi ed insultanti (per le vittime ed i loro parenti) funerali di stato, la Corte Costituzionale boccia definitivamente (davvero?) il tentativo di legge più offensivo, assurdo e tragico insieme, dalla fine della guerra a questa parte, nel nostro sempre più gretto, regresso ( a tutti i livelli: civile, politico, sociale ed economico) e comico paese.
Ora, al di là dei “gusti” politici di ognuno, qualcuno aveva anche un solo, minuscolo dubbio su come avrebbe reagito il nostro Presidente del Consiglio? Ovviamente con tutta la grinta e la feroce vena dialettica che gli è da sempre unanimemente riconosciuta… e naturalmente con lo stesso senso di responsabilità verso le istituzioni dello Stato, che un bambino di tre anni ha verso se stesso mentre si lancia a capofitto in mezzo alla strada trafficata dell’ora di punta, sfuggendo d’improvviso al braccio grande e tremante del nonno, per inseguire il palloncino colorato che ad un tratto gli è volato dalle manine fragili.
E questo purtroppo (per tutti) non c’entra nulla di nulla con gli eventuali torti e le eventuali ragioni di Berlusconi, dei suoi elettori e sostenitori, o dei suoi avversari politici e detrattori.
Questo è solo un triste e molto, molto pericoloso fatto culturale. La nostra benemerita società d’Occidente ci ha infatti da tempo insegnato a considerare qualunque genere di sconfitta, in qualsiasi ambito, un affronto personale ed inaccettabile da cancellare, annientare, distruggere, a costo di far pagare un prezzo salatissimo al “prossimo nostro”.
Praticamente l’esatto contrario di ciò qualche secolo fa predicò quel brav’uomo di Gesù (e più recentemente altri come lui, vedi Gandhi…) e che per questo fu prima eletto figlio di Dio e poi, ovviamente, barbaramente assassinato (e qui si potrebbero fare altri esempi storici che evito in rispetto di coloro i quali hanno una sincera e sofferta fede religiosa diversa dalla mia). Per farci una risata amara sopra ed uscire così da paragoni ed accostamenti che a molti possono suonare esagerati e blasfemi, sembra di assistere in questi giorni duri, ad un’eterna e terribile conferenza stampa del più presuntuoso, maleducato ed antisportivo personaggio che ad oggi campeggi nello squallido e malandato mondo del calcio italiano: l’allenatore delle meraviglie, degli insulti e delle smorfiette, il mitico José Mourinhio , quello che ha “una grande personalità”, perché questo nostro è appunto il tempo di quelli che una volta, con classe ed ironia, miste a convinta serietà, venivano semplicemente bollati come “palloni gonfiati”.
Oggi la gara è fra chi riesce a risultare, nella sconfitta è chiaro, più sgradevole, cafone, intollerante, prepotente e via dicendo. Sostenere che Mourinho ha personalità quando insulta il lavoro altrui e manca di rispetto a chiunque ogni volta che è necessario (cioè che perde), escluso lo specchio del suo bagno, è come dire che i pirati della strada sono autisti più sicuri ed intraprendenti degli altri poveri fessi che rispettano i semafori, i sensi unici e le strisce pedonali… Per cominciare a piangere a dirotto invece ed ignorare, almeno chi può, persone ed argomenti tanto rozzi ed insignificanti, basta guardarsi per dieci secondi dieci attorno, con la poca, pochissima libertà intellettuale obiettiva che ci è singolarmente rimasta (quella collettiva è finita, silenziosamente, da un pezzo).
Lo spettacolo sarà perfino più penoso e raccapricciante dell’isola dei famosi tre o del grande fratello dodici. L’imbarbarimento civico, politico e culturale di questo nostro derelitto paese, va di pari passo con una crisi economica e sociale senza eguali dal dopoguerra ad oggi. Tutto il peggio dell’ “Italietta” è li a fare bella mostra di sé, mentre catastrofi naturali, ambientali, e finanziarie si abbattono con sempre maggior forza e frequenza su di una popolazione rintontita ed assente da nord a sud, persa fra centri commerciali sanguisughe, metropoli frenetiche dall’aria spessa ed irrespirabile, banche padrone di tutto, digitali terrestri ed extraterrestri, fantasmi d’influenze killer e rigurgiti razziali spaventevoli ed in nessun modo divertenti… a volte viene quasi da pensare che qualcuno (ad esempio il bel paese) non debba poi necessariamente rimetterci se la paventata fine del mondo targata 2012 non si rivelasse esattamente lo scherzo di un burlone.
Si, anche questa è una volontaria e provocatoria esagerazione del sottoscritto, ma resta il fatto che per chi continua, oltre pregiudizi, preferenze e tifoserie, a conservare in questa commedia degli orrori, occhi per vedere (e non guardare) ed orecchie per ascoltare (e non sentire), risulta infine davvero difficile non disperarsi sinceramente di fronte ad una strada, quella della libera e democratica convivenza civile, culturale, ambientale e sociale fra esseri viventi e (aimè) pensanti, oramai senza alcuna via d’uscita realmente pacifica e indolore. Gli antichi filosofi greci predicavano ai loro governanti l’uso continuo e corretto della Ragione, della Compassione e della Giustizia. Ragione, Compassione, Giustizia… qualcuno, qualcuno che conta a parte Mourinho s’intende, ha lontanamente presente quello di cui tali illuminati signori parlavano? Il silenzio di urla ed improperi che già sento montarmi attorno è la risposta che temevo. Avete ragione, filosofia e fantasia non potranno mai andare al potere. Non sono correnti religiose, né politiche, né economiche e quindi mai e poi mai corruttibili, ciniche, ipocrite ed impietose.
Ma se devo morire di “fame” lo farò, perché giuro, il fetore che mi arriva ogni giorno direttamente al naso, tramite tv, giornali e tutto il resto, dalle vostre intoccabili cucine, è capace di ridurmi in un istante alla completa anoressia. L’Italia è morta. Viva l’Italia.
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